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Museo virtuale
della cooperazione

Cefla (Lega)

Il comprensorio imolese è noto a livello europeo per l’alta densità cooperativa; in quest’area le imprese autogestite sopravanzano quelle private in termini di fatturato, prestigio e popolarità. Tra queste, spicca la CEFLA – Cooperativa Elettricisti Fontanieri Lattonieri e Affini – nata nel 1932 dall’unione di nove soci artigiani. I primi lavori furono soprattutto di manutenzione, ma derivavano anche dallo scorporo di determinate commesse dagli appalti edili.
 
Sul finire degli anni trenta, la perdurante crisi economica obbligò i soci ed i primi dipendenti a lavorare anche in realtà distanti, nelle quali però si fecero le prime importanti esperienze che, aldilà dell’immediato ritorno economico, risultarono decisive in termini di know-how acquisito. Passata la guerra, la CEFLA si adoperò per contribuire alla ricostruzione: in queste fasi, in virtù di un alto tasso di disoccupazione e di un un grande numero di commesse, maturò un primo sviluppo dimensionale. Il modo di lavorare, tuttavia, restava ancora ampiamente artigianale, nonostante una parte del consiglio di amministrazione proponesse continuamente il problema dell’aggiornamento tecnico-organizzativo.
 
A metà degli anni cinquanta, questi dirigenti riuscirono a convincere la maggioranza dei soci ad investire in direzione di una qualificazione professionale e di un aggiornamento dei mezzi di lavoro e produzione; e in pochi anni, la CEFLA raggiunse una posizione di leadership all’interno del movimento cooperativo imolese. Non solo era una delle cooperative aderenti alla Lega che meglio interpretava il rapporto tra soci e fatturato, evitando un’immissione sovradimensionata di manodopera, ma riusciva anche a presentarsi come un modello in cui autogestione non significava necessariamente egualitarismo. Infatti, a dispetto delle istanze operaiste di molte consorelle, la CEFLA puntò sempre sulla professionalità e sulla specializzazione delle proprie maestranze, raggiungendo per prima, nel panorama locale, un rapporto continuativo con un ingegnere. Di qui il passaggio ad una mentalità imprenditoriale che si risolse nella transazione dall’artigianato all’industria, con la produzione in serie di scaffalature metalliche, prodotti per la carpenteria e altri manufatti analoghi.
 
A cavallo tra anni sessanta e settanta, l’attività venne ricondotta a tre divisioni (installazioni meccaniche ed elettriche, arredamenti metallici, impianti di verniciatura), ognuna delle quali operava in una discreta autonomia. Inoltre un valido apparato commerciale permise l’esportazione dei prodotti in vari paesi europei, africani e sudamericani; contemporaneamente continuava un’espansione quantitativa con la creazione di unità aziendali decentrate, tanto che dalla cinquantina di addetti del dopoguerra si era giunti agli oltre duecento degli anni settanta. Il ridimensionamento conseguente alla crisi energetica si rivelò dopotutto transitorio, e gli anni ottanta furono contraddistinti da una più massiccia presenza sui mercati continentali, felice esito delle politiche d’integrazione europea.
 
L’arricchimento della gamma dei manufatti prodotti, l’aumento degli stabilimenti, la partecipazione in altre società, e la perdurante cultura dell’innovazione avevano reso la CEFLA una delle imprese – non solo cooperative – all’avanguardia nel proprio comparto. Infine, la tutto sommato recente incorporazione della SACADI (Società Anonima Cooperativa Arti Decorative di Imola) e della CIR (Cooperativa Industriale Romagnola) ha ulteriormente allargato il giro d’affari e il bagaglio di competenze, e oggi, con un numero di addetti attorno al migliaio di unità, e una tradizione ed una cultura cooperativa che continuano ad essere presentate come il principale tratto distintivo dell’impresa, la CEFLA si configura come una delle realtà di successo della cooperazione di produzione e lavoro nel panorama nazionale.
 
Fonte:
Quinto Casadio, La forza delle idee. CEFLA: da bottega artigiana a grande industria, Imola, 1999.
 
Sito internet:

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